Pubblicato da: rainbowman56 | 31 marzo 2015

Perché la famiglia non può essere «una». LA 27A ORA

di

 http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-la-famiglia-non-puo-essere-una/

Non comprendo perché la bufera mediatica si sia concentrata solo sugli uomini gay, e non sulle donne lesbiche: solo perché sono i primi e non le seconde a necessitare il ricorso alle madri surrogate, madri, tra l’altro, a cui ricorrono anche parecchie donne single o coniugate con uomini? Ma il discorso sull’estrema visibilità gay, rispetto a quella lesbica, e il discorso sulle madri surrogate meritano di essere sviluppati in altri momenti. Non è questione solo di etica o solo di scienza. Il tema è complesso e non abbastanza maturo per essere affrontato con la giusta lucidità. Non ne conosciamo ancora, o abbastanza, i risvolti sociali. Del dibattito avviato nelle scorse settimane preferisco risalire alla dichiarazione che lo ha innescato.  Le parole di Domenico Dolce: «Non abbiamo inventato mica noi la famiglia». Sì, invece, l’abbiamo creata proprio noi, animali umani, e nel corso della storia l’abbiamo modellata e rimodellata: non occorre certo ricordare che, anche oggi, nel mondo non esiste un’unica tipologia di famiglia. E Dolce insiste: «La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia». Mi piacerebbe domandargli cosa intende con «naturale» (ciò che studiano le scienze, immagino) e perché mai la famiglia non andrebbe modificata, e facendogli notare che, grazie alle scienze, siamo giunti a conquiste quali le fecondazioni assistite, mentre la famiglia, anzi le tante varianti di famiglia hanno di fatto subito notevoli modifiche.

Su Elton John c’è poco da dire: prima si vestiva D&G e ora non lo farà più. Quanto ad Aldo Busi, che scrive su queste pagine «La scienza è stata inventata proprio perché se ne possa fare a meno»: gli regalerei volentieri un breve manuale per comprendere che cosa è la scienza, o le scienze, e, al contempo gli suggerirei di provare egli stesso a fare a meno di tutto quanto le scienze gli hanno donato, tornando in tal modo a vivere all’età della pietra.

Del pezzo di Mauro Magatti, sempre su queste pagine, mi ha colpito un’affermazione:«…dietro il battibecco tra star vi è la questione serissima che nasce dalla “doppia sconnessione” che, in anni recenti, ha progressivamente messo in discussione i presupposti stessi della famiglia tradizionale. Se, con l’introduzione della pillola, è stato tecnicamente separato l’atto sessuale dalla riproduzione, con la fecondazione assistita la riproduzione è stata disgiunta dalla sessualità». Pare qui rintracciarsi un’idea di famiglia tradizionale, ovvero quella basata su penetrazione pene-vagina finalizzati alla riproduzione «naturale» (a ciò si ridurrebbe la famiglia tradizionale?). Per il resto continua a sfuggirmi cosa s’intende con tradizionale.

«Quel che continua ad essere considerato “buono” e da difendere, contro ogni tesi a favore del matrimonio same-sex, è il cosiddetto matrimonio tradizionale, quello “sacralizzato”, “naturale”, “serializzato” da divenire società, il che presuppone, erroneamente, che la tradizione sia in sé portatrice di valori positivi.  Quale positività contengono pratiche tradizionali, quali la caccia alle streghe, il delitto d’onore, gli incesti, la pena di morte, la schiavitù, l’uccisione delle figlie femmine, i tanti genocidi, la violenza domestica, per il puro fatto che siano durate a lungo? Senza dimenticare che in alcuni casi il matrimonio tradizionale in sé ha comportato, storicamente, e comporta tuttora in alcuni paesi, i matrimoni coatti, o che la moglie divenga proprietà del marito, o che il marito abbia il diritto di infliggere punizioni corporali alla propria moglie (diritto abolito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna a fine Ottocento), o che il marito violenti la moglie, o che le femmine/donne siano costrette a sposare quei maschi/uomini da cui hanno subìto violenze». Ne ho ragionato nel mio ultimo lavoro, Il matrimonio omossessuale è contro natura: FALSO, pubblicato con LaterzaQuesto solo per rilevare che quanto è tradizionale, inclusa la benedetta famiglia tradizionale, non è sintomo di bene, anzi è un errore logico pensare che le cose stiano così.

Delle parole di Susanna Tamaro, ancora su queste pagine, mi ha impressionato la difesa dell’adozione da parte dei single. Sì, su questo punto – credo solo su questo – concordo con lei, e il governo ha senz’altro sbagliato nel vietare tale adozione. Cosa comporterebbe tale adozione? Che la famiglia «tradizionale» quella etero, con madre e padre biologici, perda ogni senso. Se una sola persona è in grado di accudire nutrire, educare, amare un bambino, non si rende più necessaria a tal fine una figura paterna e una figura materna. E allora perché non estendere l’adozione anche a uomini gay e donne lesbiche, single, o in coppia, o sposati? Evitando tanti, troppi superstizioni e pregiudizi.

Pubblicato da: rainbowman56 | 31 marzo 2015

Love has no labels

Pubblicato da: rainbowman56 | 30 marzo 2015

The Irrepressibles

Pubblicato da: rainbowman56 | 30 marzo 2015

Ricevo e pubblico: No alle leggi discriminatorie!

HRC documents Governor Pence’s discriminatory views. Watch, and take action today.

HRC
WATCH AND SEND A MESSAGE TO GOV. PENCE TODAY!

What is happening in Indiana is outrageous – in fact, it is down right scary.

It’s time to let him know this is just plain wrong. If you agree, sign our petition to Gov. Pence now.

Dear Angelo,

Yesterday, I watched Indiana Governor Mike Pence on “This Week” with George Stephanopoulos, and my blood is boiling. He repeatedly refused to answer George’s question on whether or not Indiana’s shameful new law provided a license to discriminate.

What is happening in Indiana is outrageous – in fact, it is down right scary. Thanks to Governor Pence, who last week signed the Religious Freedom Restoration Act (RFRA) into law, Indiana business owners who object to same-sex couples for religious reasons will now have a legal right to deny them goods and services.

Angelo, it’s time to let him know this is just plain wrong. If you agree, sign our petition now.

Your voice will join a chorus of outrage including Hillary Clinton, Apple CEO Tim Cook, retired NBA star Jason Collins, and dozens of companies like Angie’s List, who have taken a bold and visible stand against legalized discrimination in the Hoosier state.

As criticism of the new law mounted, Governor Pence announced that he would seek new legislation “clarifying” the law.

But his “clarification” is phony unless it guarantees explicit non-discrimination protections for LGBT Hoosiers and includes a clear civil rights carve-out within the RFRA.

As the governor of a state, Mike Pence is signaling discrimination is okay. He must stop. Take action: tell Mike Pence to reverse his position. It’s time for him to uphold the values of fairness and equality for the people of Indiana.

As an HRC supporter, I’m sure you understand how critical this particular situation is. While this law pertains to Indiana – it reflects the rising tide of dangerous anti-LGBT legislation we are witnessing. Right now more than 100 anti-LGBT bills or constitutional amendments have been introduced in 28 states. HRC is fighting each and every one. But we need your help.

Sincerely,


Chad Griffin
President
Human Rights Campaign

Chad Griffin

P.S. See for yourself! HRC documents Governor Pence’s discriminatory views in his interview on “This Week”. Watch, and take action today.

Pubblicato da: rainbowman56 | 30 marzo 2015

CHIARA SARACENO – L’anatema contro la teoria di genere

chiara-saracenoAncora una volta, per voce del capo dell’episcopato italiano, il cardinale Bagnasco, la Chiesa cattolica ha lanciato il proprio anatema contro la “teoria del genere” in quanto promuoverebbe la confusione tra maschile e femminile dando vita, per ciò stesso, ad un «transumano», ad una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, «privo di meta e di identità».

È fin troppo facile pensare che dietro a queste parole si celi innanzitutto la condanna di ogni tentativo di normalizzare l’omosessualità come uno dei modi in cui uomini e donne sperimentano la propria sessualità. Esse tuttavia rappresentano una visione dell’umanità che ci riguarda, donne e uomini, a prescindere dall’orientamento sessuale. Si tratta di una visione in cui la differenza sessuale diviene totalizzante, assorbe e spesso impedisce ogni altra differenza, una forma di naturalizzazione priva di storia e riflessività che di fatto ipostatizza non tanto le differenze sessuali, quanto il modo in cui, a partire da esse, si sono costruiti rapporti e identità sociali e interi modelli organizzativi e culturali.

Proprio contro questa visione, sulla base di studi antropologici, storici, sociologici e filosofici, alcune studiose femministe hanno proposto il concetto di genere, per indicare quanto di costruzione sociale — per lo più entro rapporti di potere asimmetrici — ci fosse e ci sia tuttora in ciò che viene definito maschile e femminile: nelle caratteristiche, capacità e possibilità attribuite all’uno e all’altro sesso e alle regole che dovrebbero governare i rapporti tra i due. Sono costrutti sociali così potenti da essere diventati, direbbe Durkheim, “fatti sociali”, dati per scontati e utilizzati sia come modelli organizzativi in società e in famiglia, sia come mappe mentali che guidano le scelte soggettive e danno perfino forma ai desideri. Per questo può apparire “innaturale” che una donna non desideri avere figli o che voglia avere sia figli che una carriera professionale, o che un uomo si dedichi più alla cura dei figli che alla propria carriera, che uomini e donne vogliano scegliere le proprie mete e avere identità meno rigide e polarizzate lungo il crinale della differenza sessuale. È a motivo della potenza di quella visione pseudo-naturale che in alcune società le donne sono considerate “naturalmente” esseri inferiori agli uomini, che questi possono usare e controllare a piacimento.

Se nelle società democratiche si è raggiunta una qualche misura di uguaglianza tra uomini e donne è perché si è permesso a uomini e donne di sviluppare le proprie capacità e interessi senza essere confinati nella propria, pur importante, reciproca differenza sessuale ed insieme essere più liberi di vivere quella differenza. La cultura, l’incessante opera di costruzione sociale che è la caratteristica del vivere umano, è diventata più riflessiva anche su questo fondamentale aspetto dell’umanità, la differenza sessuale, come univoco e immodificabile destino. Una conquista, non uno «sbaglio della mente umana», secondo le parole di papa Bergoglio riprese da Bagnasco.

Anche l’orrore per l’omosessualità e l’assimilazione di questa al rifiuto della differenza sessuale nascono da quella visione di una umanità stereotipicamente dicotomizzata. A chi riduce l’identità delle persone prevalentemente, se non esclusivamente, al loro corpo sessuato, l’omosessualità non appare solo una devianza sessuale che rompe la norma dell’eterosessualità complementare. Appare anche un “innaturale” ibrido umano, in cui si confondono maschile e femminile. Tutto sommato, è la vecchia concezione della omosessualità come inversione sessuale, come il fare l’uomo in un corpo di donna e viceversa.

Per chi appiattisce le potenzialità e varietà degli esseri umani alla dicotomia della differenza degli organi sessuali e dell’apparato genitale, l’omosessualità appare mostruosa, letteralmente, sia sul piano della natura sia su quello sociale, come un ippogrifo, o un uomo-cavallo. Ma altrettanto, se non mostruoso, pericoloso appare ogni comportamento di uomini e donne che smentisce l’ovvietà degli stereotipi. Mentre agitano lo spettro della «colonizzazione da parte di una teoria del genere che mira alla creazione di un transumano», le parole di Bagnasco testimoniano il persistere di teorie e pratiche che, in nome della natura, vogliono costringere uomini e donne nella corazza di ruoli e destini rigidi e asimmetrici, riduttivi della ricchezza, varietà e potenzialità degli esseri umani. Non è questo che vogliamo per noi stesse e per i nostri figli e figlie.

Chiara Saraceno, da Repubblica

Pubblicato da: rainbowman56 | 29 marzo 2015

Il suicidio Meredith (Marco Travaglio).

Originally posted on Triskel182:

Amanda-KnoxCome già l’altra in appello, anche l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito in Cassazione ha innescato commenti demenziali sul delitto di Meredith Kercher: pare quasi che, 8 anni fa a Perugia, la studentessa inglese si sia suicidata. O che l’unico condannato (a 16 anni con lo sconto del rito abbreviato), il giovane ivoriano Rudy Guede, tuttora detenuto perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto. Non sappiamo che cosa scriveranno i supremi giudici nelle motivazioni, ma sappiamo quello che non potranno scrivere: e cioè che Amanda e Raffaele non c’entrino nulla con quel caso, o che gli inquirenti abbiano preso un abbaglio con un duplice scambio di persona, mettendo in carcere due estranei e tenendoceli per 4 anni.

View original 813 altre parole

Pubblicato da: rainbowman56 | 29 marzo 2015

Saturday morning comic: Casey At The Bat

Originally posted on BosGuy:

CLICK ON IMAGE BELOW TO ENLARGE TO READBob Glass, gay comic

Last month I started posting another gay comic strip that you may not be familiar with called  Casey At The Bat.  The comic strip follows the adventures of a young, gay man and his friends in life, love and sports!

Casey At The Bat is the work of the very talented Bob Glasscock who resides in NYC.  You can read back issues and order Casey At The Bat volume 1 from his website, caseyatb.com.

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Pubblicato da: rainbowman56 | 28 marzo 2015

THE ENDLESS SUMMER | HERCULES MAGAZINE

Originally posted on FASHIONABLY + MALE + PHOTOGRAPHY + ART :

Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story "The Endless Summer" available at Hercules Magazine.

Model Dimytri Lebedyev posing by the lens of Pablo Saez in an entitled fashion story “The Endless Summer” available at Hercules Magazine.

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Pubblicato da: rainbowman56 | 28 marzo 2015

Siamo tutti tedeschi (Massimo Gramellini).

Originally posted on Triskel182:

Se una piccola lezione si può trarre dalla tragedia innescata dal pilota kamikaze è la precarietà di certi pregiudizi sedimentati nei secoli. Col passare delle ore emerge un quadro di superficialità e approssimazione assai poco tedesco. Andreas Lubitz era andato al lavoro stracciando un certificato di malattia, e questo rientra ancora nel luogo comune che immagina un italiano fare esattamente il contrario. Ma com’è possibile che l’ospedale universitario di Duesseldorf, che lo aveva in cura da mesi, non avesse sentito il dovere di cautelarsi inviando alla compagnia aerea una copia del documento che gli impediva di volare? La privacy, dicono.

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Pubblicato da: rainbowman56 | 28 marzo 2015

DOMANDA

Ma alla Lufthansa come li fanno i controlli psicoattitudinali del personale? Con i quiz psicologici di Facebook?

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