Pubblicato da: rainbowman56 | 27 gennaio 2012

La giornata della memoria, dal blog di Gayburg

Si celebra oggi la Giornata della Memoria, la ricorrenza istituita nel 2000 dal Parlamento italiano su proposta internazionale per commemorare le vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell’Olocausto.
I primi lager nacquero in Germania nel 1933 e, in rapida progressione, in tutte le nazioni europee invase dal Terzo Reich (nel 1977 la Gazzetta Ufficiale Germanica ne ha censito 1.634). La loro funzione era la “rieducazione” dei deportati tramite lavori inutili eseguiti sotto forte pressione fisica e psicologica. Ben presto, però, si iniziò anche a sfruttarli per ottenere mano d’opera gratuita e per procedere allo sterminio diretto dei prigionieri.
I deportati erano persone che si opponevano (o erano sospettati di farlo) alla politica nazista, ma anche Testimoni di Geova, ebrei ed omosessuali. Una volta giunti nei lager, venivano spogliati ed obbligati ad abbandonare quanto avevano portato con sé, poi subivano la rasatura dei capelli e la depilazione di tutte le parti del corpo prima di essere immersi in un liquido disinfettante che provocava forti bruciori. A quel punto dovevano subire le violenze dei kapo che spesso li sottoponevano ad una doccia con acqua caldissima o gelida, a cui seguiva la distribuzione casuale di vestiti o zebrata, un paio di zoccoli, un cappello e nessuna biancheria intima. Ogni deportato veniva poi registrato ed il suo numero di matricola veniva cucito sui vestiti insieme ad un triangolo colorato in base alla categoria di appartenenza: il rosso indicava i prigionieri politici, il verde i criminali comuni di origine tedesca (tra i quali venivano spesso scelti i kapo), il nero gli “asociali” (tra i quali rientravano anche le lesbiche), il blu gli immigrati, il viola i Testimoni di Geova, il marrone i Rom e gli Sinti, il rosa gli omosessuali, il giallo (con la Stella di David al posto del triangolo) per gli ebrei.
Quando nel 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz e i deportati vennero liberati, per i prigionieri omosessuali l’incubò non finì. Il paragrafo 175 del codice penale tedesco (approvato nel 1871 e che sanciva come «un uomo che ricopre un ruolo attivo o passivo in affettuosità con altri uomini è punito con la reclusione») rimase in vigore e anche gli americani ed inglesi decisero di considerarli come “criminali comuni” a cui far finire di scontare la propria pena. Per molti di loro non ci fu neppure il riconoscimento degli anni passati nei campi di concentramento come equivalenti agli anni di carcere, motivo per cui abbandonati i lager dovettero scontare da capo la loro pena rinchiusi nelle carceri.
Il Paragrafo 175 è stato abrogato solo nel 1969 e l’omosessualità è stata totalmente depenalizzata in Germania solo nel 1994.

Da ricordare sempre, ci sarà sempre da difendersi contro i criminali neofascisti e cattofascisti e gli idioti che negano il più grande crimine dells Storia. l’olocausto di ebrei, dissideni, rom, disabili e omosessuali in nome di una ideologia criminale ispirata a un antisemitismo di origine cristiana. Perchè hitler e vari gerarchi si definivano cattolici.

Pubblicato da: rainbowman56 | 26 gennaio 2012

The firelight Isle by Paul Duffield, Artist of Freakangels

Pubblicato da: rainbowman56 | 26 gennaio 2012

Ha ancora senso essere cristiani?

Da bambino, ero cristiano. In un certo senso,lo sono ancora, se  credere ancora in una sorta di Gesù umanista, ribelle e difensore degli oppressi e perseguitati, un Gesù che insegna amore, carità, e la libertà dello spirito è essere cristiano.Un Gesù che, lo ammetto, forse non è mai esistito..Non credo di essere mai stato cattolico, ma Gesù è stato per molto tempo un mio “amico immaginario”, per così dire (letture di Guareschi e Luigi Santucci galeotte) Poi ho letto molti libri sul Gesù storico, sulla storia del cristianesimo, e su come il messaggio di amore e carità del Gesù sia stato stravolto e tradito dalle varie Chiese, cattolica in primis in nome del loro potere, della loro intolleranza e avidità. Il fondamentalismo cristiano non è certo migliore del fondamentalismo islamico, ebraico, indù o di altre religioni. Dogmatismo, intolleranza, odio per chi è diverso da loro o non la pensa come loro, vittimismo ipocrita, pretesa difesa di una “libertà religiosa” che non è altro che la pretesa di imporre le loro idee ristrette a tutti, e una nuova  ipocrisia:  assimilare critiche e dissensi alle REALI  persecuzioni che i loro correligionari soffrono in altri paesi.

Personalmente credo che Gesù disconosca come suoi seguaci persone che sanno solo odiare e calunniare, che non hanno un briciolo di carità nella loro anima nera, che credono che razzismo, omofobia e intolleranza siano valori “CRISTIANI”. il vero Gesù avrebbe molto più schifo di questa gente di quanto ne avrebbe per una vignetta di satira o  piece teatrale, anche se di gusto forse discutibile come quella di Castellucci.Assimilare poi la critica e la satira a persecuzioni violente di cui sono vittima cristiani in paesi islamici e in India, è semplicemente un insulto a quelle vittime. Ogni persecuzione, discriminazione, violenza, da chiunque commessa, nei confronti di chiunque, per qualunque ragione, inclusa  la religione,è un crimine Ma la libertà di espressione è un diritto fondamentale di uomini e donne, molto più importante di dogmi spesso stupidi, crudeli e meschini. Gli evangelici americani che preferiscono che un ragazzo si suicidi piuttosto che abbandonare il loro odio verso gli omosessuali, certi cattolici che non abbandonano un viscerale antisemitismo e disprezzo per chiunque non la pensi come loro, sono esempi di cristiani in realtà ANTIcristiani.

Gesù ci insegnò l’amore: loro odiano

Gesù ci insegnò la carità: loro non sanno neppure cosa sia

Gesù ci insegnò a soccorrere  i bisognosi e a non essere gretti e avidi: loro, ratzinger in primis, si paludano  d’oro e ricchezze

Gesù ci insegnò a parlare con sincerità: i loro discorsi sono pieni di menzogne e ipocrisie.

Gesù disse che il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato: loro disprezzano le più elementari necessità umane in nome dei loro dogmi.

Gesù aveva a cuore l’innocenza dei bambini: la chiesa cattolica ha protetto chi quell’innocenza ha violentato.

Gli anticristiani sono davvero quei sedicenti  “cristiani”.

La religione forse non è l’origine del male, ma il male la trova utilissima

Pubblicato da: rainbowman56 | 26 gennaio 2012

Rid US of God and Toxic Religion

From the blog of Michael in Norfolk

It often seems that religion – or at least fundamentalist religion in which I also categorize far right Catholics – is the number one enemy of LGBT individuals. A few minor Bible passages set the stage for a relentless war against us. And a mean and horribly vindictive God, at least according to fundamentalists and conservative Catholic dogma, often makes a flight from religion seem the best course. The problem is that often LGBT youth are not yet old enough and mature enough to make the break from toxic religion and when bullying is thrown into the mix, suicide all too often seems the best option. I know that growing up I though of suicide often since it seemed that death was the only solution to “my secret.” I know I am not alone in this and it drives me to distraction that too many youths are still being literally killed by religion and the falsely pious and self-satisfied “godly Christian” set, most of whom I personally view as probably psychologically disturbed and motivated by hate and transferred self-loathing. Maggie Gallagher, Tony Perkins, Timothy Dolan and Benedict XVI are but a few examples of these horrid people. A column in Religion Dispatches looks at the toxicity of religion. Here are some highlights:

I tried to kill myself when I was a teenager. It seemed like a natural progression for a young lesbian, growing up in the South. I kept my sexual orientation hidden until college, but that didn’t stop the taunting and the bullying I encountered in high school. I was teased relentlessly for my manner of dress—I wore boys’ shirts, jeans, jean jackets and boots or tennis shoes. I was teased for my short hair, my boyish mannerisms and, oh, yeah, my funny name.

It was torture—but school wasn’t the only place. There was also church; that good old Southern Baptist house of worship where I learned that my secret yearnings made me a sworn enemy of the God I had loved (and who I thought loved me) since childhood.

All that condemnation, from my peers, from my church, from my God, came to a head one night and I decided to put an end to it all by putting an end to me. Thankfully, my plan failed — and as the videos being produced by LGBT people who, like me, survived their childhood say, it does, indeed, get better.

I blame the religious right and their insistence on their “religious freedom” to condemn and bully LGBT people for this continuing trend of spiritual violence . . . . One young man who took his life recently was 19-year-old EricJames Borges whose “extremist Christian” parents tried to exorcise his gay demon and called him “disgusting and perverted” before kicking him out of the house. Borges had the best support around as a volunteer for The Trevor Project (the org that works to prevent LGBT suicide). He even did his own It Gets Better video.

But I fear it was finally the religious condemnation that led this beautiful young man to take his own life. Everyone under the sun can tell you it gets better, but the bottom line is this: If you believe God will send you to hell for who you love, there will be nothing anyone can say to convince you that it gets better—since God never changes, right?

I have seen too many in my community struggle with God—and the image of the bullying God they have been given by their churches and their families. This image of God as a loving destroyer, whose acceptance is conditioned on your strict adherence to “His” rules, has ruined too many lives. What needs to change is not the LGBT child, but this horrible and terribly wrong image of God as a holy bully that is being purveyed by religious institutions and believers.

The trouble is, though, this image of God has worked very well for those in power.

It is exactly this vision of God as “backyard bully” that puts LGBT youth on the path to suicide, and it must stop. But, it won’t as long as the GOP and anti-gay religious right groups can raise cash using this image of God as divine bully. This is why the “religious freedom” debate is so important; and why it highlights the hypocrisy of the religious right. They can certainly crow all they want about how they condemn LGBT people out of “love” for them, but one surefire test of true love is that it leads to life—not death.

It is these religious undertones—and outright blatant anti-LGBT preaching—that makes children choose to end their own lives no matter how many role models and videos they have telling them it gets better. It’s hell for them right now, and that’s all that matters to them.

The problem lies not with the child, but with the messages they are receiving from authorities like parents, preachers, and politicians. When money and power become more important than the lives of children, then God is truly and finally dead. It was the 15th-century mystic Meister Eckhart who prayed: “God, rid me of God.” If we are to have true religious freedom for everyone in this country, that must be our prayer as well.

The column’s author is 100% on point. Religion has truly become one of the great evils of this world.

Pubblicato da: rainbowman56 | 26 gennaio 2012

La saggezza di Socci, dal blog bioetica

http://bioetiche.blogspot.com/2012/01/la-saggezza-di-socci.html

La pièce teatrale Sul concetto di volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci (in programmazione da oggi e fino al 28 gennaio al Teatro Parenti di Milano) ha causato nei giorni scorsi prese di posizione rabbiose da parte degli integralisti cattolici, che accusano l’opera di blasfemia – naturalmente senza averla mai vista: il lancio di escrementi contro una gigantografia del volto di Cristo, di cui si parla, esiste a quanto pare solo nell’immaginazione sovreccitata di questi fanatici.

Fra le poche voci cattoliche a non farsi travolgere dall’odio cieco va annoverata quella – certo non sospettabile di sudditanza nei confronti del mondo laico – di Antonio Socci, che in alcuni articoli (del 20 e del 22 gennaio) ha difeso il regista dalle accuse piovutegli addosso. In un post apparso oggi Socci ci aiuta a capire cosa può aver causato questo assalto inconsulto («La mia risposta sul “caso Castellucci” (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)», Lo Straniero, 24 gennaio 2012):

Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego.
Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre.
Ma ci sono anche alcuni fanatici, che in certi casi sembrano francamente confusi dall’astio, talora dall’odio, e che mi scrivono insulti (complimenti: che bel cristianesimo!).
Costoro sembrano quasi dispiaciuti dalla scoperta che nella pièce di Castellucci non c’è nessun lancio di escrementi sull’immagine di Cristo di Antonello da Messina.
Non se ne danno pace, sembrano smaniare perché quel “lancio” ci sia e siccome hanno bisogno di un Nemico da “bruciare” per avere un’identità (mentre la vera identità cristiana non si fonda su un Nemico, ma su un avvenimento, un avvenimento di misericordia), non riconoscono di essersi sbagliati chiedendo scusa.
Tanto meno tacciono, mettendo fine alla baraonda. No.
Cercano altri pretesti per “bruciare” il Nemico, demonizzato addirittura fino a essere chiamato “satanista”.
Io credo che sia questa la vera caricatura del cristianesimo. Una caricatura grottesca, mostruosa. Proprio una eventuale corsa dietro ai fondamentalismi di altre religioni – questa sì, davvero – rischierebbe di sporcare il Volto santo di Gesù.

Credo che Socci colga nel segno: è un profondo bisogno di odiare che muove queste persone, che si autogiustificano dipingendosi come vittime. Aggiungo solo due notazioni personali. La prima riguarda l’incredibile accostamento, compiuto da molti integralisti, di un episodio come questo alle stragi dei cristiani avvenute in altre parti del mondo: tutto viene accomunato sotto l’unica etichetta di «cristianofobia», spettacolo teatrale e morti ammazzati, col risultato di banalizzare le sofferenze di quello che dovrebbe essere il proprio stesso popolo (vengono in mente i Haredim israeliani, fondamentalisti ebrei che protestando alcune settimane fa per alcuni pretesi affronti subiti si paragonavano alle vittime dell’Olocausto).
Seconda notazione: non sottovaluterei, in episodi come questi, il tentativo di alcuni personaggi di accreditarsi di fronte alla comunità integralista come «puri» e inflessibili. La tardiva condanna dello spettacolo che le gerarchie vaticane hanno emesso suona come il tentativo un po’ maldestro dell’istituzione di non farsi scavalcare «a destra» da gruppi pericolosamente vicini agli ambienti ultra-tradizionalisti dei lefebvriani.

Personalmente difenderei il diritto del regista Romeo Castellucci alla libertà di espressione anche se il suo spettacolo fosse stato effettivamente e convintamente blasfemo. Dubito assai che Socci possa giungere a questo; ma gli va dato comunque atto di saper stare qualche volta dalla parte giusta, fuori dai condizionamenti comunitari e istituzionali.

 

 

http://www.mariomieli.net/urso-le-unioni-gay-e-la-poca-credibilita-della-chiesa.html

È ormai nota la presa di posizione del vescovo di Ragusa, Paolo Urso, in merito alle unioni gay:

Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo [...] L’omosessualità resta oggettivamente disordinata, ma ciò non toglie che la Chiesa deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore.

Non sono tra quelli che magnifica le parole del prelato siciliano. Quest’apertura, vicina alla cultura politica che partorì i DiCo, non abbandona l’equivalenza gay/peccatore – per non parlare del “disordine” morale – e vede le coppie di fatto in accezione negativa soprattutto quando Uso dichiara: «In ogni caso la convivenza mi sembra un elemento di poca sicurezza».

Parte del mondo cattolico, vicino alla dottrina ufficiale della chiesa di Roma, ha reagito indignandosi. Dure le parole di un’associazione di docenti cattolici, il cui portavoce, tale Alberto Giannino, invita il vescovo alle dimissioni.

Segno evidente che dentro la chiesa – incapace di rispondere a una domanda di equità e di giustizia sociale – non c’è una posizione condivisa sul tema sollevato. A ben vedere l’uguaglianza dovrebbe partire, inoltre, proprio dal riconoscere in pieno la dignità di chi è considerato “diverso”. Nelle parole del vescovo e dei suoi detrattoti, tale dignità risulta, ancora, non pervenuta.

C’è, inoltre, un aspetto importante che getta un’ombra pesantissima su quella pretesa di legittimità e di superiorità morale dei cattolici in merito a certi fenomeni sociali.

Facciamo un passo indietro. Il 13 dicembre scorso a Siracusa viene invitato, per i festeggiamenti della patrona, il cardinale Bernard Francis Law, accusato di aver coperto ottantanove sacerdoti della sua diocesi accusati di abusi sessuali contro minori, poi rifugiato a Roma. Non mi pare si sia registrata, da parte di chi oggi grida allo scandalo per le parole di Urso, la stessa indignazione per la presenza di un individuo così compromettente, qualora non imbarazzante.

Tiziana Biondi, presidente di Stonewall GLBT – l’associazione che, assieme ad altre, ha denunciato una presenza così offensiva della memoria delle persone abusate e della bellezza della città in cui opera – coglie il senso dell’assurdità di questa vicenda, in un suo commento su Facebook, in cui fa notare proprio questa profonda contraddizione.

Ricordiamolo a questi signori, quando esibiranno una patente di superiorità morale che, dati alla mano, non ha ragion d’essere.

Pubblicato da: rainbowman56 | 24 gennaio 2012

Precettare i prepotenti è doveroso

Il movimento dal sapore vagamente mafioso-fascista dei forconi non ha la mia solidarietà. c’è modo e modo di protestare, e paralizzare la circolazione di tutto un Paese non è un modo accettabile, ma una prepotenza inammissibile. Il blocco stradale è un reato, che lo compia un singolo o ventimila rappresentanti di una categoria. chi usa certi metodi si mette dalla parte del torto, a prescindere dalle ragioni che può avere.

Pubblicato da: rainbowman56 | 24 gennaio 2012

E’ già carnevale! Felix D’Eon pn Deviantart

di Matteo Winkler | 19 gennaio 2012

Commenti (166)

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/bocconi-chi-di-omofobia-ferisce-di-tar-perisce/184939/

 

Molti continuano a sostenere che sulle persone omosessuali e sull’omosessualità sia lecito avere un’opinione. Lecito sotto il profilo giuridico e legittimo dal punto di vista politico.

Quello che è accaduto ieri smentisce platealmente questo modo di vedere. Esprimere idee omofobe, infatti, è contrario alla civile convivenza, vìola la pari dignità delle persone e offende una categoria di concittadini che in passato, e ancora oggi, subiscono vessazioni, discriminazioni e violenze per il solo fatto di essere omosessuali, transessuali o bisessuali.

In particolare, un’università non può permettersi di lasciar passare nel silenzio messaggi d’odio, come quelli scritti da uno studente l’estate scorsa sui poster di Studenti Best – Bocconi Equal Students, l’associazione studentesca della Bocconi che si occupa di diversity: “L’Hiv la vostra punizione” e “I froci si curano a Zyklon B” (il gas usato nei campi di sterminio nazisti).

Il Tar di Milano ha giustamente rigettato il ricorso presentato dall’autore di questi messaggi, evidenziandone la natura di “violazione del rispetto della dignità degli omosessuali“. Oggetto del ricorso era la sanzione della sospensione di un anno disposta nei suoi confronti dall’Università Bocconi in base all’Honor Code, il codice di comportamento che vincola studenti, docenti e personale dell’ateneo.

A suo tempo, le frasi incriminate avevano sollevato l’indignazione anche dell’Unione Giovani Ebrei Italiani (Ugei), che aveva sollecitato l’Università a prendere posizione, come in effetti è avvenuto.

Al di là della vicenda concreta, su un piano più generale sarebbe opportuno riflettere sul problema dei discorsi omofobici (o transfobici). Sono tali, com’è noto, quelli che esprimono un odio nei confronti delle persone in virtù del loro orientamento sessuale. Ma c’è modo e modo di diffondere tale odio, e dietro a questa distinzione vi è il più delle volte molta ipocrisia.

Spesso infatti individuiamo l’omofobia in alcuni discorsi ma non in altri. Diciamo che sono omofobi coloro che si augurano la morte di tutti gli omosessuali nei campi di sterminio, ma poi, esitando nelle nostre conclusioni, non ci pronunciamo in modo netto sui loro diritti e dunque sulla loro dignità come cittadini uguali a tutti gli altri.

In altre parole, siamo tutti disponibili a mostrarci solidali contro palesi manifestazioni odiose contro gli omosessuali, come quelle avvenute in Bocconi, ma poi chiniamo la testa quando si tratta di prendere posizioni su diritti civili come il matrimonio o su concetti come la famiglia, l’adozione, ecc., tutte cose che in altri paesi esistono e sono approvate.

Credo francamente che non si possa, senza cadere in un’insanabile contraddizione, pensare di punire discorsi omofobici e razzisti, ma poi ammettere gravi discriminazioni solo perchè nel discorso si inseriscono parole magiche come “matrimonio”, “famiglia”, “adozione” e via dicendo, oppure in base all’identità di chi parla (che sia il Papa, un deputato, un assessore…). Come chi dice di non essere contro gli stranieri ma poi se ne esce con frasi del tipo: “Insomma, mica possiamo accoglierli tutti“. Lo stesso vale per quelli che dicono di non avere nulla contro i gay, “però il Gay Pride…“.

Un paese è tanto più civile quanto più la gente considera moralmente irrilevanti le differenze tra esseri umani. Su questa convinzione non sono ammesse esitazioni. Già altre volte ho ricordato la frase di Arturo Carlo Jemolo, riferita a colleghi giudici e avvocati all’epoca delle leggi razziali: “Sospirano, ma non s’indignano“.

E’ ora di smettere di sospirare, e di indignarsi. Perchè di fronte a certe cose, il silenzio equivale a complicità.

Pubblicato da: rainbowman56 | 20 gennaio 2012

Sagittarius man

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