Pubblicato da: rainbowman56 | 6 dicembre 2013

La morte di Mandela alla lente dell’Italia berlusconiana

Mandela e’ stato un eroe della Liberta’. Dovremmo tutti prendere esempio da lui

Il lato fucsia della forza

Muore Nelson Mandela. Non credo ci sia molto da dire perché è di grande portata storica la sua figura, un personaggio chiave del secolo scorso, il padre della democrazia in Sud Africa, l’esempio che cambiare è possibile anche sotto la lente della “rivoluzione”, del sovvertimento dello status quo, se questo significa il perdurare di un’ingiustizia.

Per cui aggiungere altro al vuoto assoluto che lascia la sua morte rischia di essere oltre modo retorico. La storia, e la sua storia nello specifico, parla da sola.

Poi ti svegli in Italia e questa notizia si declina con le reazioni di politica e media. Due casi limite per capire quanto ancora sia inadeguato il nostro paese in tema di diritti civili.

Il Giornale che fa un titolone con tanto di refuso, chiamandolo padre dell’apartheid. I lapsus si sa dischiudono verità nascoste. È la destra italiana è ben lontana dal non essere razzista. Quel…

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Pubblicato da: rainbowman56 | 27 novembre 2013

Decadance! Berusconi è DECADUTO!

Pubblicato da: rainbowman56 | 26 novembre 2013

Artisti gay del giorno: Kris e Jen, Russia

Pubblicato da: rainbowman56 | 25 novembre 2013

Love at the top

Love at the top

Pubblicato da: rainbowman56 | 25 novembre 2013

Fuori di testa

Non so se sia piu’ fuori di testa Berlusconi con la sua pretesa che “Il Presidente mi deve dare la grazia senza che io la chieda” (l’ha preso per una delle sue escort?) o la mia compagna di stanza dirigente frustrata, che, stizzita per un nonnulla, strilla” Lei non deve pensare, ha capito?!?” Ok, il lunedi’ e’ il giorno della luna storta, e la mia compagna di ufficio, prevaricatrice mancata, e’ una che ha gia’la luna storta di suo. Si e’ inventata che l’omogeneita’ delle qualifiche in un ambiente di lavoro sarebbe un diritto sindacale. Dirigenti con dirigenti, amministrativi con amministrativi, ese una dirigente per motivi logistici e’ con un amministrativo, e’ violato un suo diritto sindacale per difendere il quale puo’ anche cercare di giocare quualche tiro da furbastra al sottoscritto. Gli e’ che prima che venisse l’imboscato, io e lei si andava d’accordo abbastanza, a parte l’occasionale buriana. Ma da quando e ‘ venuto l’imboscato dall’incarico misteroso, e’ furiosa perche’ non possono star da soli in ufficio, uuh, che strazio!Dico, se fosse possibile prenderei baracca e burattini e mi trasferirei in un’altra stanza, lasciandioli nel loro bilioso brodo gialloverdeacido. Ma gli spazi sono quello che sono, cosi’ dobbiamo tutti quanti farcene una ragione. Ma che STRESS!

Pubblicato da: rainbowman56 | 25 novembre 2013

Parlare ai maschi, ma ai peggiori.

Triskel182

noino

Nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi viene in mente un’iniziativa di Antanas Mockus, quando era sindaco di Bogotà: una sorta di ‘telefono azzurro’ non per le donne oggetto di violenza, ma per i maschi tentati dalla violenza.

Fece sorridere molti, all’epoca, l’idea di spendere soldi pubblici per i potenziali carnefici anziché per le vittime. Era contro la logica apparente.

Invece funzionò, così come diverse altre iniziative di quel politico visionario.

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Triskel182

LA DECISIONE della Corte Suprema degli Stati Uniti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un fulmine a ciel sereno, la rottura di un ordine ben saldo, la bizzarria che ci arriva da un paese eccentrico e lontano. Un buon liberale si rifarebbe a Rudolf von Jhering e direbbe che questo è l’effetto di una lunga “lotta per il diritto”.

Concludendo poi che così diviene concreto quel necessario passaggio dalla “politica del disgusto” alla “politica dell’umanità” auspicato da Martha Nussbaum.
Non è un avvenimento isolato, perché viene dopo che 13 Stati americani e molti altri Paesi si erano già mossi in questa direzione, ultima la Francia. E, se guardiamo all’Europa, scopriamo che qui non vi è soltanto l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vieta ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali.

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Violenza sulle donne, ora una concreta azione civile

 

 
 
 

La celebrazione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi ricorda il romanzo di Dorian Gray: mentre le manifestazioni e le iniziative si moltiplicano in tutta Italia facendo apparire giovani e attraenti le politiche contro la violenza alle donne, la realtà continua a sfigurarsi come il ritratto in soffitta. E’ vero che abbiamo una maggiore consapevolezza del problema ma, fino ad oggi, il governo ha fatto una brutta legge e tante promesse. Rimangono ancora da realizzare tutte quelle azioni per formare le forze dell’ordine, i tribunali e i servizi sociali, per rendere omogenei i protocolli di intervento, per creare il lavoro di rete tra i soggetti che intervengono in situazioni di violenza, lavorare con gli adolescenti per la prevenzione, eccetera eccetera eccetera.

Le richieste sono sempre sui tavoli istituzionali, e sono in attesa. Attendono come le donne che vivono situazioni di violenza. So bene che il problema non riguarda solo la violenza contro le donne. Vivo in un Paese che aspetta da troppo tempo di essere governato. Perché la situazione dovrebbe essere differente con la violenza contro le donne?

Ho deciso oggi di pubblicare la lettera di una donna che mi scrive da tempo e che incontrai nel 2012, durante una conferenza. Mi raccontò dell’assenza di risposte e dell’ignavia che la circondava. La sua situazione non è cambiata. Penso quindi che le sue parole valgano più di qualunque commento su questo 25 novembre.

Cara Nadia,
E’ facile, semplice, comodo e sbrigativo pensare che dietro al drammatico fenomeno della violenza alle donne ci sia, di volta in volta, un solo uomo. Questo pensiero molto superficiale, mi appare alquanto diffuso e permette alle persone che l’hanno fatto proprio, di avere la coscienza a posto; di sentirsi al di fuori da ogni possibile coinvolgimento emotivo o di relazione col problema.
In realtà sono molti i soggetti che concorrono all’ instaurarsi e al perpetrarsi di quella che giustamente viene definita come ‘violenza di genere’.
Ma una nuova legge e l’introduzione dell’ adozione di un braccialetto elettronico, non credo possano molto di fronte alla cecità collettiva.
Permane il pregiudizio che se una donna viene colpita o presa di mira o, nel peggiore dei casi uccisa, ‘qualcosa avrà fatto’! Un pensiero che nasconde l’ignoranza di chi considera una donna soggetta a un uomo. Pertanto, a che pro difenderla e proteggerla? A che pro scomodare il proprio quieto vivere?
Ne sono profondamente convinta, avendolo vissuto in prima persona, che molte donne o uomini che ricoprono un ruolo, o anche solo perché cittadini o cittadine, potrebbero essere più incisivi e concreti di qualsiasi legge, seppur necessaria.
La donna chiamata a testimoniare per la violenza subita che per omertà non racconta la verità ha il coraggio di dire che non l’ha fatto per paura.
L’assessore ai servizi sociali che ti fa gentilmente notare che il ‘suo’ Sportello donna si occupa per lo più di donne residenti nel suo Comune. E tu non sei una di loro.
L’ uomo in divisa che ti fa presente che la querela non serve a nulla.
L’ amica che parla di te a destra e sinistra ma che non viene mai a trovarti.
Il vuoto intorno a te lievita come una torta amara: perché denunciare vuol dire mostrare cose che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di affrontare con onestà e obiettività.
Eppoi c’è il pubblico ministero a cui chiedi: perché le querele che arrivano su diverse scrivanie dei magistrati non vengono unite in unico fascicolo, in modo che ci sia una visione d’insieme dell’ intera vicenda? E lui risponde solo un ‘no’.
parenti di chi ti fa violenza sanno tutto, ma per difendere il nome della famiglia dipingono di rosa ciò che è nero.
E intanto il tempo passa e tu subisci. E intanto un altro uomo in divisa a cui racconti gli insulti, ti suggerisce di porgere l’altra guancia.
Anche l’avvocato non sa più cosa fare: ti dice che la vita non è dentro un tribunale e anche tu lo sai, purtroppo. Il tuo persecutore non si è mai presentato, lui ti aspetta fuori.
C’è anche quel partito politico che crede di fare grande cosa nel raccogliere, durante la sua manifestazione per il 25 novembre delle monetine contro il femminicidio.
Ti sei recata in Questura e hai guardato quelle sedie riempite all’inverosimile di plichi-cartelle, di storie simili o forse peggiori della tua. Altri e altre che attendono.
Hai ricordato, in quel momento, le parole di Piero Calamandrei, quando diceva che le persone e le loro storie sono simili a insetti schiacciati tra mille documenti.
Hai chiesto un incontro con il capo della procura, ma ti hanno detto che non si può. Peccato, desideravi che la tua esperienza, i tuoi passi, diventassero motivo di riflessione e magari punto di partenza per nuove strategie contro la violenza alle donne.
Non so se questa società che ama definirsi ‘civile’, abbia veramente il desiderio e la volontà di farti sentire e di farti vivere come libera cittadina.
Se continui ad andare avanti è grazie alla volontà e al desiderio di pochi: di donne e uomini che sanno e comprendono la misura della tua sofferenza. E’ grazie a loro che continui a sperare.
La mia lettera l’ho scritta affinché la Giornata internazionale contro la violenza alle donne non sia una sterile ricorrenza piena di retorica e di parole vuote e scontate.
La violenza di genere ha bisogno di una presa di coscienza collettiva che diventi concreta azione civile.
Grazie.

 

Pubblicato da: rainbowman56 | 23 novembre 2013

Dizionario minimo del cattolico integralista medio

Il lato fucsia della forza

cimAccade che il mio profilo Twitter – così come questo blog o il mio profilo su Facebook – diventi oggetto di interesse del/la cattolico/a integralista di turno la cui missione sarebbe, in apparenza, far crollare le mie acquisizioni circa la questione LGBT con le certezze assolute della sua fede. Non importa che le prime siano frutto di studi di settore e le seconde un acritico approccio alla superstizione spacciata per verità assoluta.

Il cuore del problema, a mio avviso, è il seguente: l’umanità non può essere definita nella sua complessità, e quindi non può essere racchiusa esaustivamente in nessuna gabbia definitoria rigida. Per questo, almeno io credo e penso, per comodità terminologica possiamo usare delle categorie in quanto descrittive di un comportamento umano, ma non onnicomprensive dell’umanità intera. Si potrà essere eterosessuali in un modo o in un altro, ci sono gay di un tipo e di tipo completamente opposto…

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“In 24 ore è caduta la pioggia di sei mesi”, dice il capo della Protezione civile, GabrielliIdentica frase si sentì dopo l’alluvione a Genova e alle Cinque Terre. Magari è un modulo prestampato.

Gabrielli dovrebbe aggiungere: in 20 anni in Sardegna s’è costruito più che in 10 secoli. Ma anche: in un anno inquiniamo più che in due millenni. La pioggia. Il cielo. Il destino. L’alibi perfetto per non trovare le vere cause (e colpe). Ormai ogni anno, a novembre, in poche ore piove come in sei mesi. Il punto – taciuto da Gabrielli, Letta, Cappellacci, tutti – è che in Sardegna dal 1960 si sono costruiti decine di milioni di metri cubi di cemento. E se ne prevedono altri 45, benedetti da destra e sinistra. Da Benetton e Montepaschi. Sul cemento l’acqua corre più veloce, intasa i torrenti mai puliti, provoca alluvioni. Uccide. Gli amministratori fingono di ignorarlo, trascurando il loro primo compito: la cura del territorio e quindi delle persone.

Tra poche settimane anche questa tragedia sarà dimenticata. Come Giampilieri, come Genova. Sardegna, Sicilia, Liguria, tre regioni svendute al partito del cemento. Ma le alluvioni non vengono solo dal cielo, cominciano nelle sale dei consigli comunali, regionali. A Roma. E perfino in Europa, nei patetici vertici internazionali sull’ambiente. E’ importante essere intransigenti sui conti. Ma insieme, o forse prima, occorrerebbe risanare l’aria che esplode in “bombe d’acqua”. La politica, non solo italiana, svilisce il suo compito. Tradisce le persone. In Italia fanno 3. 500 morti in 50 anni. Senza contare i costi: l’alluvione di Genova 2011 ha provocato oltre un miliardo di danni. Mettere in sicurezza il territorio sarebbe costato un quinto. Invece si punta sulle grandi opere: con i 10 miliardi della sola Mestre-Orte (destra-sinistra-Napolitano) si risanerebbero intere regioni. Ma le persone salvate non si contano. Le bonifiche non si inaugurano con tagli di nastro, non portano voti. E nemmeno soldi.

il Fatto Quotidiano, 20 Novembre 2013

E se qualcuno obietta su costruzioni in luoghi protetti, precari, senza autorizzazione…un bel condono edilizio! L’ho gia’ detto e lo ripeto .i condoni edilizi sono una porcata immorale e pericolosissima: le leggi della fisica e dell’idrodinamica non sono soggette a condono. Con i tragici risultati che vediamo

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