Pubblicato da: rainbowman56 | 2 febbraio 2016

Non ci si può aspettare una risposta accettabil


http://malvinodue.blogspot.it/2016/02/non-ci-si-puo-aspettare-una-risposta.html

Qualche settimana fa ho riportato su queste pagine una frase tratta dalle conversazioni di don Luigi Giussani con Robi Ronza raccolte da Jaka Book in un volume dato alle stampe nel 1987: «La realtà del rapporto uomo-donna – diceva il pretino – trova compimento nell’esperienza coniugale e ha sostanziale funzione di arricchire di figli la Chiesa». Se a darci il raccapriccio, qui, è il fine ascritto alla procreazione, perché giocoforza evoca lo sprone a figliare per far più forte la Patria, che è tratto comune di ogni regime totalitario, a darcelo riguardo al modo in cui andrebbe correttamente inteso il mezzo è il passaggio tratto dall’intervento tenuto da Massimo Gandolfini alla kermesse del Circo Massimo qui sopra riportato, che il tono categoricamente assertivo non basta a rendere meno grottesco di un «non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio».
Dinanzi alle affermazioni di Giussani e di Gandolfini, che in combinato disposto ci danno una sintetica ma esaustiva sinossi della dottrina morale della Chiesa su quanto attiene a sesso, procreazione, matrimonio e famiglia, mettere al mondo un figlio per mero capriccio acquista un’enorme dignità, ancor più se a fronte di ostacoli che richiedano l’impiego di pratiche contro natura, mentre il coito ad esclusivo fine edonistico, ludico o ricreativo libera il sesso dall’avvilente giogo che lo riduce a una pratica del tutto impersonale, da officiare come una liturgia.
Questo, ovviamente, laddove si voglia rigettare la dimensione creaturale dalla quale a un maschio e a una femmina non resti altro che elevare lode al Dio di Giussani e di Gandolfini. E se appunto è questa la scelta di un cittadino italiano? Resta ancora nella libertà di un individuo rigettare il magistero della Chiesa o è d’obbligo recepirlo? Se è il nucleo dottrinario che sta nelle affermazioni di Giussani e di Gandolfini a dare fondamento al modello antropologico cristiano, perché le leggi di uno stato non confessionale dovrebbero recepirlo disconoscendo il valore di famiglia, con tutto quanto ne consegue, alle unioni che esprimono un modello alternativo? Non ci si può aspettare una risposta accettabile: come sempre quando si viene alla resa dei conti coi prepotenti, la soluzione è nello scontro, costi quel che deve costare.

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