Pubblicato da: rainbowman56 | 22 giugno 2015

Family day Vediamo cosa dice davvero il testo sotto accusa


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Valeria Fedeli, autrice del ddl, risponde a chi è sceso in piazza in “Difesa della famiglia”: «La teoria del gender non c’e. Promuoviamo la parità»

http://27esimaora.corriere.it/articolo/vediamo-cosa-dice-davvero-il-testo-sotto-accusa/


Cosa dicono davvero i documenti che hanno portato in piazza a Roma un milione di persone? 
L’educazione proposta dall’emendamento che riprende le linee guida dell’ Unione europea e dell’Oms, e che fa propri anche i principi della Convenzione di Istanbul, tratta di un’educazione alla crescita dei cittadini e delle cittadine nella loro reciproca differenza. E valore. Il valore umano di ogni individuo per quello che vuole essere, accompagnato oggi perché da adulto sia piu capace di incontrare, rispettare se stesso e le vite degli altri. Questo in fondo è l’emendamento che invita le scuole a educare i ragazzi al loro futuro. Cosa è veramente questo testo ce lo spiega la persona che lo ha proposto, Valeria Fedeli. Perché ciascuno si faccia un’opinione propria e informata linkiamo e alleghiamo i documenti relativi al tema all’Educazione di genere.

Si è svolta ieri la manifestazione in nome della “Difesa della Famiglia” contro il disegno di legge sull’introduzione dell’educazione di genere, di cui sono prima firmataria, contro l’emendamento alla riforma della scuola che introduce l’insegnamento della parità di genere e contro il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili.

Va detto con chiarezza che la manifestazione è nata su una strumentalizzata e sistematica disinformazione. Sono state fatte affermazioni totalmente false, basta leggere i documenti.

Con l’emendamento che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado, già approvato dalla Camera, e ora all’esame del Senato la legge di riforma della scuola si è arricchita di un principio che è unINVESTIMENTO fondamentale sul futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ispirato a quanto previsto in materia già dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione e dal più avanzato diritto europeo.

Ma la differenza e la diversità fanno paura.

Fino al punto di arrivare a una strumentale manipolazione delle linee guida sull’educazione sessuale nelle scuole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in nome della “Difesa della Famiglia”.

Tra le sigle, poche, che hanno aderito alla manifestazione di oggi, anche alcune che si contraddistinguono affermando che, per evitare i suicidi di adolescenti vittime di persecuzioni omofobe, l’unica strada è la “conversione” all’eterosessualità.

In nome dunque della “difesa dei nostri figli” e della “famiglia naturale” o “tradizionale”, si vuole contestare il diritto di ragazze e ragazzi di crescere nella consapevolezza di sé e sentendosi accolti e riconosciuti per ciò che sono.

Questo significa, infatti, educare alla differenza, alle differenze: saper conoscere e valorizzare la ricchezza che ciascuna e ciascuno di noi è, il dono unico e insostituibile che ognuna e ognuno di noi può diventare per se stesso e per il mondo, anche destrutturando le architetture sociali che impongono la codificazione artefatta dei ruoli in nome di una presunta naturalità. E questo può e deve avvenire in famiglia e nella scuola.

È stata orchestrata una campagna che non si fa scrupoli nel cavalcare l’onda delle tante informazioni circolanti nel web totalmente infondate, come quella che attribuisce agli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”, elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppati dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute tedesco (BZgA), la promozione di giochi erotici da insegnare negli asili.

Aldilà dell’intento manipolatorio, esiste comunque un problema culturale che non può essere minimizzato, ma sono certa che lo stesso mondo cattolico offra spazi di dialogo con i laici, che va assolutamente perseguito, e che il suo apporto sia fondamentale per costruire un nuovo patto educativo, in cui la differenza di genere sia riconosciuta come risorsa e la lotta a pregiudizi e stereotipi condivisa.

Facciamo insieme, in primo luogo, un’operazione di chiarezza, a partire dalla lettura del testo dell’emendamento, che prevede che l’elaborazione dell’offerta formativa assicuri “l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità di genere, la prevenzione alla violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle relative tematiche”.

Non è possibile, leggendo queste parole, decifrare “teorie gender” obbligatorie!

C’è invece la definizione di una chiara scelta politica da portare a termine per promuovere un’educazione al rispetto delle diversità, ai sentimenti, agli affetti. Se questo provvedimento è contro qualcosa, questo qualcosa sono gli stereotipi, i pregiudizi, le discriminazioni, il bullismo omofobico, e nient’altro.

Proprio l’educazione alla parità di genere può essere uno degli strumenti più efficaci per valorizzare le differenze, e contrastare l’omologazione dilagante, e chi vede in questo l’introduzione di una diabolica teoria gender, compie un doppio grave errore di disinformazione.

In primo luogo, come detto e ripetuto da tante e tanti scienziati e intellettuali di diverse discipline e di diversi orientamenti culturali, compresi eminenti teologi, non esiste una “Teoria Gender”: esistono invece gli studi di genere che si prefiggono di cancellare le discriminazioni riprodotte, a tutti i livelli della società, in base alle differenze.

In secondo luogo, si mistifica un’azione di grande valore pedagogico, rappresentandola come il prodotto ideologico di questa o quella componente politica, speculando sulla paura del cambiamento, il che avvelena tutti i dibattiti.

Alla base del provvedimento vi sono obiettivi trasparenti e assolutamente condivisibili da tutti. È questo l’unico modo serio, concreto, di fare prevenzione.

O vogliamo continuare soltanto ad indignarci davanti ai femminicidi, ai dati sulla violenza di genere, ai fatti di cronaca che vedono i nostri ragazzi e le nostre ragazze vittime e protagonisti di bullismo, omofobia, misoginia?

È ormai da tutti riconosciuto che il problema della violenza di genere ha una radice culturale profondissima, che viene da lontano: la politica ha il dovere di recidere queste radici. Lo deve fare con coraggio, con umiltà, con la coerenza di promuovere, veramente, l’articolo 3 della nostra Costituzione, visto che la discriminazione, la violenza di genere, gli stereotipi, di fatto,limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana. Il raggiungimento della parità, il superamento delle discriminazioni sessuali, nonché delle varie forme di violenza di cui le donne e le ragazze sono vittime, sono in primo luogo da costruirsi attraverso un cambiamento culturale.

Non vedo quale altro luogo possa essere migliore della scuola per intraprendere, insieme a chi in questa comunità vive e agisce – studenti, famiglie, insegnanti – un intervento educativo in grado di restituire, alla nostra rappresentazione dei generi, la profondità e la complessità che meritano.

Valeria Fedeli, vice presidente del Senato

Per chi vuole pensare informato, ecco i documenti

♦ Ddl Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università

♦ Emendamento presentato alla Camera per introdurre nelle scuole l’insegnamento alla parità di genere

♦ Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA Standard per l’Educazione Sessuale in Europa Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti


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