Pubblicato da: rainbowman56 | 15 giugno 2015

Pasquale Videtta denuncia il terrorismo psicologico degli omofobi e deglòi integralisti cattolici


Premessa: post lungo, ma le palle mi girano a elica.

Le parrocchie romane sono in fibrillazione. Per i preti pedofili? Macché. Per i profughi abbandonati come bestie alla stazione Tiburtina? Macché. Per quei monsignori che continuano a dire che l’aborto è un peccato più grave di uno stupro? Sia mai. No, sono in fibrillazione perché dal nulla sarebbe nata un’ideologia più pericolosa della pedofilia, più grave della carestia, più temibile delle guerre: «l’ideologia gender». E allora organizzano (davvero, eh) pullman e striscioni per la ormai celeberrima manifestazione del 20 Giugno contro questo pericolosissimo “gender”. Ma cos’ha di particolare questa «ideologia»? Ha di particolare che non esiste. È propaganda. È un’espressione usata dai cattolici integralisti e dagli ultra-conservatori di destra per agitare uno spauracchio che non c’è, utile unicamente a seminare omofobia e sessismo.

Esistono, semmai, gli “studi di genere”, sviluppatisi negli anni 70 e 80 dalla cultura femminista e riconosciuti dalla comunità scientifica, che ritengono che l’identità sessuale di ognuno sia multidimensionale (sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale) e si interrogano su come la società definisca arbitrariamente i ruoli di genere da occupare a seconda del proprio sesso biologico. In altre parole, ciò che la società impone e limita agli esseri umani in base a caratteristiche biologiche e quindi a ciò che ci si ritrova tra le gambe alla nascita (il pene per i maschietti e la vagina per le femminucce). Esempi banali: la donna, in quanto tale, non doveva poter votare; o ancora: la donna, in quanto tale, doveva (e in alcuni contesti sociali deve ancora) occuparsi di stirare e vivere ai fornelli, perché questo è il ruolo biologicamente inscritto a chi tra le gambe si ritrova una vagina. Stesso discorso vale per i ruoli che l’uomo deve e non deve occupare in ambito lavorativo, in ambito sociale, in ambito emotivo e comportamentale. Tutto ciò, ovviamente, va contestualizzato nell’ambiente culturale a cui si fa riferimento (è evidente che i Paesi arabo-musulmani presentino profonde divergenze, così come quelli protestanti, quelli politeisti e così via). Questi studi, come ho scritto sopra, si sono occupati anche di identità di genere (ossia il sentirsi effettivamente uomo se si nasce uomo o donna se si nasce donna) e di orientamento sessuale. Punto. Tutto qui. Nessuna ideologia. Nessuna pratica alla Mengele.

E cosa starebbe accadendo? Starebbe accadendo che questa «ideologia gender» (che non esiste), stando alle parrocchie, ai catto-bigotti, etc., vorrebbero introdurla nelle scuole, «introiettarla ai nostri bambini», con l’intento di spingerli a cambiare sesso, a dedicarsi alla masturbazione a cinque, sei, sette, otto anni e altre minchiate di varia natura. Nulla di più falso. Nessuno vuole imporre nulla a nessuno. Nessuno vuole plagiare il comportamento dei bambini. Nessuno vuole spingerli a cambiar sesso.

Chi opera nelle scuole utilizzando i cosiddetti “studi di genere” non fa altro che educare al rispetto delle differenze, abbattendo gli stereotipi e eliminando le discriminazioni legate al genere sessuale o all’orientamento sessuale, al fine di evitare forme di bullismo omofobico, transfobico e/o sessista. Esempi banali: si può essere ragazze al 100%, pur avendo una passione per il calcio e non per le bambole. Si può essere ragazzi al 100%, pur avendo una passione per la danza classica e non per il calcio. Malgrado gli stereotipi creati dalla società dicano il contrario. Che essere gay o lesbica non è un disturbo, non è una malattia, ma «una variante normale della sessualità umana» (Organizzazione Mondiale della Sanità). Cosa c’è di così mostruoso nel rispetto? Nulla. Ciò che preoccupa le parrocchie e le organizzazioni cattoliche è semplicemente la perdita del monopolio e del controllo sulla vita e sull’identità altrui. Questo sì, indottrinamento. E magari nelle scuole ci fosse educazione sessuale al posto di religione, di modo che ai ragazzi e alle ragazze venisse spiegato che non si nasce per opera dello Spirito Santo, che usare i preservativi è fondamentale per evitare malattie e gravidanze indesiderate, che non si resta incinta tramite un bacio, che se ci si masturba non si diventa ciechi, che se si è maschietti e ci si innamora del proprio compagno di banco e non della propria compagna non è «abominio», non è contronatura, ma è una normale attrazione fisica e sentimentale. Perché le vostre parole di odio e di eterna dannazione portano quei figli che dite di difendere a suicidarsi per il solo fatto di essere gay o lesbiche.

E allora, care parrocchie romane, anziché occuparvi di una cosa che non esiste, organizzando pullman per una manifestazione capeggiata da un ipocrita protettore della sacralità della famiglia, ma (legittimamente) divorziato e col secondo matrimonio in un casinò di Las Vegas, preoccupatevi – come Gesù Cristo vi ha detto (Vangelo: Mt 25, 31-46) e vi direbbe di fare – dei profughi abbandonati per strada, sui cartoni, senza cibo, vestiti e sapone, a Ponte Mammolo prima e a Tiburtina poi. Portate loro alimenti, quei vestiti che non utilizzate più, coperte oppure, per citare (sempre Mt 25, 31-46) quel Gesù che venerate e che quotidianamente fate rivoltare, andatevene al «supplizio eterno». O più semplicemente e laicamente: a fanculo.


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