Pubblicato da: rainbowman56 | 6 ottobre 2014

Il blog Bioetiche sulle “sentinelle in piedi”


Ihttp://bioetiche.blogspot.it/2014/10/le-sentinelle-in-piedi-per-la.html

Ieri in alcune piazze le Sentinelle in piedi hanno vegliato (sembrano i membri dei Guilty Remnant di The Leftovers). Chi sono? «Sentinelle in Piedi è una resistenza di cittadini che vigila su quanto accade nella società e sulle azioni di chi legifera denunciando ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà». Addirittura? Una resistenza per evitare la distruzione dell’uomo e della civiltà? Perché vegliano? «Ritti, silenti e fermi vegliamo per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna. La nostra è una rete apartitica e aconfessionale: con noi vegliano donne, uomini, bambini, anziani, operai, avvocati, insegnanti, impiegati, cattolici, musulmani, ortodossi, persone di qualunque orientamento sessuale, perché la libertà d’espressione non ha religione o appartenenza politica, ci riguarda tutti e ci interessa tutti». Vegliano «per la libertà di espressione, per poter essere liberi di affermare che il matrimonio è soltanto tra un uomo e una donna, che un bambino ha il diritto ad avere la sua mamma e il suo papà e che loro hanno il diritto di educare liberamente i loro figli». Si commentano da soli. Ma nella melma di parole, annunciazioni, avvertimenti e bizzarre espressioni ci sono alcuni slogan che si ripetono ossessivamente (e che non sono patrimonio esclusivo SIP): la Famiglia come uomo + donna, la genitorialità identificata con il concepimento biologico e il diritto di avere una mamma donna e un papà uomo, l’ideologia del gender e – addirittura – la minaccia alla libertà di espressione e di educazione. Parlo di queste ricorrenti espressioni con Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore ordinario alla “Sapienza” di Roma.

La pretesa di vegliare per difendere gli interessi dei «più deboli» passa per la convinzione che esista un modello unico di famiglia come condizione necessaria e sufficiente per il benessere del bambino. Sapere che cosa è nell’interesse del bambino non è mica facile. «È quasi impossibile – mi dice Lingiardi – perché ogni bambino ha un interesse diverso e cresce in un contesto specifico. Non si possono fare generalizzazioni. Però possiamo farci alcune domande. È nel suo interesse crescere con genitori che litigano sempre ma stanno insieme perché qualcuno ha detto loro che così devono fare? È nel suo interesse crescere in una famiglia in cui i genitori sono separati ma condividono la sua educazione e si prendono cura di lui? È nel suo interesse stare in un orfanotrofio, in Africa [indimenticabile Rosy Bindi con «meglio in Africa che con due genitori gay»] o essere cresciuto da due genitori dello stesso sesso che lo adottano e lo amano? È difficile, come dicevo, generalizzare. D’altra parte è molto semplice dire cosa sia nel suo interesse, che poi è la formula che ricorre in molti statement di associazioni di psicologi, psichiatri e pediatri. Ovvero: essere cresciuti da genitori competenti capaci di fornire cure, in grado di riconoscere i bisogni del bambino, di stabilire limiti, di offrirgli un contesto sociale equilibrato. Dal punto di vista della ricerca sarebbe utile iniziare a costruire definizioni condivise e verificate: quali sono gli ingredienti della genitorialità? Tra questi ci sono quelli che nominavo prima. Mentre gli ingredienti necessari per il concepimento biologico sono evidentemente la presenza di maschio e femmina, quelli della genitorialità non hanno nulla a che fare con le differenze di genere, ma riguardano la capacità di interazione e di educazione».


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