Pubblicato da: rainbowman56 | 9 aprile 2014

Colloqui di lavoro e stato interessante, da Italians


http://italians.corriere.it/2014/04/08/colloqui-di-lavoro-e-stato-interessante/

Ricevo una chiamata, molto attesa e molto temuta. Attesa perché mi comunicano che sono arrivata alla fase finale dell’iter di selezione per un lavoro importante in una grande multinazionale. E’ un’ottima opportunità, visto anche che la mia attuale azienda è in crisi. E’ inoltre una soddisfazione personale grande, infatti la consulente della società di selezione mi ha detto che questa ricerca è aperta da tanto e in pochi sono arrivati a questo punto. Temuta, perché dopo aver cominciato l’iter, ho scoperto di essere incinta. Io e mio marito lo cercavamo da un po’ e finalmente è arrivato. Parlo a questo punto con lui dell’opportunità di andare a fare questo colloquio o se, vista la situazione, rinunciare perché penso si tratti di una perdita di tempo. Lui mi convince, dicendo che sono la persona giusta per quel lavoro, che sicuramente non si lasceranno sfuggire una persona come me, che è una azienda straniera e queste cose non le guardano (“vedi Yahoo”, mi dice) e poi “la selezionatrice e futuro capo è una donna, vuoi che faccia simili discriminazioni?”. Ci vado. Il colloquio va benissimo, sono assolutamente la risorsa giusta per questo lavoro. Inoltre mi dimentico assolutamente del mio “stato” durante la conversazione. Me lo ricorda la mia selezionatrice a fine colloquio quando fa: ”Sa, adesso abbiamo un grosso problema di “workload”. E’ il problema di avere tante donne nel team. Ormai quando qualcuna mi dice che deve parlarmi in privato le rispondo ‘Non dirmi che sei incinta!’. Infatti, le dico sinceramente, ci ho pensato molto prima di chiamarla perché avrei preferito un uomo”. Temo adesso di ricevere una chiamata in cui mi faranno una proposta economica, alla quale risponderò “E’ un problema se sono incinta?”. Mi chiedo quando la si smetterà di parlare di quote rosa e si comincerà davvero a dare la possibilità alle donne valide di poter fare la carriera che meritano, e alle aziende di assumerle.

Roberta Banfi,

Grazie della testimonianza, Roberta.  La questione è vitale – per la società, per le donne, per l’economia – ma se ne parla poco. Alcune pratiche sono francamente vergognose, oltre che illegali. Per esempio quella di far firmare dimissioni in bianco, che il datore di lavoro tirerà fuori al momento della gravidanza della dipendente.

 

Mettiamola così: un’azienda (un imprenditore, un professionista, un capo) deve anche essere generoso. Non c’è dubbio che una gravidanza complichi un po’ le cose, in un ufficio o un una piccola azienda (sostituzioni, nuovo personale da formare etc): basta avere la serenità e il coraggio di affrontare la nuova situzione. L’attenzione verso una donna  in un momento così non è solo richiesta dalla legge, ma anche dalla coscienza: il mondo, senza bambini, non va avanti.  Allontanare – o rinunciare – a una ragazza perché incinta è una piccola infamia.

 

Consapevoli di questo, le giovani donne italiane non devono accettare compromessi. Sei il capo del personale dà in escandescenze alla notizia di una gravidanza, quella è una azienda in cui NON  bisogna stare. So bene che molte donne sono costrette, e in questo mercato del lavoro non possono scegliere. Però convincersi dei propri diritti è il primo passo per farli rispettare.

Coraggio, “difensori della Famiglia”! Ecco una degna causa per cui battervi! Care Sentinelle in piedi, perchè non manifestate contro le infami lettere di dimissioni in bianco in caso di gravidanza? Ecco un VERO attacco alla famiglia! Coraggio, UCCR e Giuristi Cattolici, datevi da fare!


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