Pubblicato da: rainbowman56 | 27 marzo 2014

ATTACCO ALLA FAMIGLIA? – Intervento in risposta al prof. Gandolfini gi Giulia Zambolin


 

27 marzo 2014 alle ore 18.49

Ieri sera ho avuto modo di partecipare alla conferenza dal titolo “Attacco alla famiglia: l’ideologia di genere e la legislazione conseguente” tenuta dal prof. Gandolfini, Neurochirurgo bresciano, presso l’istituto S.Dorotea.  

Negli ultimi mesi ho sentito molto parlare di questi incontri, con i quali il professore sta da tempo girando tutta la provincia, ed ho deciso di partecipare per non basarmi solo sui “sentito dire” e poter dare un personale giudizio: giudizio che è risultato estremamente negativo sia per i contenuti del discorso che per il metodo utilizzato nell’ argomentazione delle tesi. Da studente di Medicina ho inoltre trovato decisamente inopportuno che il relatore sedesse al tavolo in veste di medico, fattore che ha contribuito a donare alla conferenza un tono da trattazione scientifica, cosa che l’incontro era ben lontano dall’essere.

 

Ancor prima dei contenuti, ciò che più mi ha infastidita nel “monologo” del relatore è stata la quantità di argomenti trattati: una carrellata di nozioni superficiali (e spesso molto discutibili) elencate pescando  in modo estremamente disordinato tra ambiti diversissimi quali la medicina, la psicologia, la Storia, la politica e la giurisprudenza . Un disordine molto utile, a mio parere, per alimentare negli spettatori poco ferrati in materia quel senso di angoscia e minaccia strisciante che ha fatto da filo conduttore a tutto il discorso: termini come “indottrinamento” e “lavaggio del cervello” – riferiti ai possibili programmi di educazione alla sessualità nelle scuole – hanno condito tutta la serata, accompagnati dal continuo invito a “vegliare sulle derive” rivolto ai genitori presenti in sala.

 

Confesso che sono più volte stata sul punto di andarmene, ma ho alla fine deciso di rimanere ed intervenire, approfittando dello spazio riservato alle domande, se non altro per provare a proporre ai presenti un’altra visione degli argomenti in questione.

 

Qui sotto trascrivo il mio intervento, che, lo premetto, ha avuto un tono volutamente pacato : in primis perché il mio approccio in un dibattito è sempre quello del dialogo, più che dello scontro, ed in secondo luogo perché penso che per rispondere a questo clima da “invasione imminente” sia più utile ed

efficace la razionalità rispetto alla (comprensibile) rabbia.

 

 

 

“ Quelle che sto per fare non sono vere e proprie domande, ma considerazioni che possono però  ugualmente interrogarci.

Vorrei partire dal titolo di questa conferenza: “Famiglia sotto attacco”. Nel leggerlo ho provato a chiedermi se l’istituzione famiglia sia veramente sotto attacco, e quali siano le principali minacce che la mettono in pericolo. Sono giunta alla conclusione che questo attacco esiste, e che le minacce hanno  nomi e cognomi ben precisi:

 

–         un’economia che specula sulla vita delle persone e si riflette in una società sempre più individualista,a discapito della collettività;

 

–         le piaghe del precariato e della disoccupazione, che intrappolano i giovani impedendo loro di progettare qualsiasi futuro stabile;

 

–         un mondo del lavoro, infine, che costringe una donna a scegliere tra lo stipendio e la maternità

 

Queste sono solo alcune delle minacce che io, come giovane donna, sento gravare sul mio

futuro e su quello di una mia eventuale famiglia.

 

Non riesco a capire, invece, come il riconoscimento della dignità e dei diritti di altre persone possa in qualche modo minacciare me o la mia identità: mi è stato insegnato che una società è veramente giusta non quando IO sto bene, ma quando tutti, fino al più dimenticato e debole, stanno bene.

Riconoscere dignità e diritti agli altri non ne toglie a me, anzi, mi arricchisce sia come persona che come membro di una collettività.

 

Dell’intervento che ho appena ascoltato non mi è assolutamente piaciuto il senso di minaccia, di pericolo incombente che si è voluto trasmettere. Si è dipinta l’educazione al rispetto ed alla conoscenza delle diversità come una pericolosa manovra eversiva che metterebbe a repentaglio la nostra libertà di cittadini ed addirittura

di cristiani; penso che questo punto di vista vada assolutamente cambiato.

Se mi guardo intorno non riesco proprio a vedere orde inferocite di gay, lesbiche e trans pronte ad attentare alla mia identità, ma solo persone esattamente uguali a me che si battono per veder riconosciuta la loro dignità.

 

Come persona – e come cristiana – mi preoccupo piuttosto della condizione di migliaia di adolescenti che vivono quest’età, già delicatissima, con il peso di un’ omosessualità percepita troppo spesso come una colpa, come qualcosa da nascondere: ragazzi che vivono nella paura di dichiarare ciò che sono, intimoriti dall’idea di

essere giudicati “malati” o “sbagliati”  dal mondo che li circonda, quando l’unica cosa ad essere sbagliata è proprio una società che giudica anormale tutto ciò che è diverso. 

 

Forse ci saranno dei figli nel mio futuro, figli che potranno nascere etero od omosessuali, e che indipendentemente da questo vorrei crescessero in una società che li renda liberi di esprimere ciò che sono e consapevoli del fatto che il diverso non è una minaccia, ma una ricchezza.”


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