Pubblicato da: rainbowman56 | 2 settembre 2013

L’opera pittorica di Elisàr von Kupffer


La produzione pittorica di Elisàr von Kupffer, come quella letteraria, è notevole anche per volume. In uno dei cataloghi che venivano distribuiti di visitatori dell’Elisàrion sono elencati 359 lavori, e si trattava solamente di quelli esposti. Le tematiche sono relativamente limitate: il corpo maschile, quasi sempre nudo e con pochi modelli (l’autore stesso in dozzine di autoritratti, Fino, Amleto, Gino, Jeanli, Walter ecc.), pochi ritratti, il Santuario e il suo giardino visti da diverse angolazioni, San Sebastiano con moltissimi disegni di preparazione (nell’archivio c’è pure und raccolta fotografica su questo tema, di quadri noti e meno noti ripresi in diverse pinacoteche e chiese di mezza Europa), paesaggi, fiori, farfalle, allegorie.

Esistono solo brevi recensioni sulla qualità e Ia tecnica dell’artista. La perplessità e l’insicurezza sono comprensibili poiché ci si trova Davanti a dei dipinti difficilmente classificabili: un’arte staticamente allegorica con un forte richiamo estetico-esoterico. Una chiave sicura per una lettura può essere uno studio della filosofia clarista che pervade ogni pennellata, ogni cromatismo, ogni tematica. Il Clarismo si concretizza in ogni quadro, d volte anche mirabilmente, diventando poi intelligibile e cioè perdendo quelle astrusità letterarie e complicazioni dialettiche che sono forse state un freno alla sua divulgazione. La staticità citata diventa spesso un’esca per un’attiva riflessione e una molla per far nascere dei sentimenti così spesso annotati nel Libro degli Ospiti.

Le composizioni pittoriche sono sempre perfette, segno di una sicura conoscenza dei classici, acquisita durante i lunghi anni di studio in Italia. Solo dopo und superficiale visione si può forse avere il sospetto di un certo manierismo: un più attento esame conferma invece che, per esempio, anche le molteplici immagini allo specchio non sono mai banali, come mai superficiale è Ia delicatezza delle immagini e dei colori. Ci si può forse domandare se Ia leggerezza e la trasparenza dei soggetti – e un certo loro misticismo, anche nelle situazioni più palesemente omoerotiche – non esprimano il desiderio di sfuggire a una situazione male accettata. A volte si scopre un desiderio di sublimazione, nato quasi da un senso di colpa; non c’è però niente di occulto, di represso, di mascherato. La sincerità è nuda come le figure e una certa spavalderia nei volti è quasi una sfida aperta ai tabù di allora.

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