Pubblicato da: rainbowman56 | 20 agosto 2013

Beppe Severgnini risponde a Grillo sul “politicamente corretto”


http://www.corriere.it/opinioni/13_agosto_20/severgnini-linguaggio-riflette-nazione_7e68e3f8-096c-11e3-90e1-47a539d609c3.shtml

Grillo contro il politicamente corretto

Ma la sincerità non può essere libertà d’insulto

Le parole del leader del Movimento 5 Stelle

Secondo Beppe Grillo non possiamo più parlare. «Ilpolitically correct – ha scritto nel suo blog – ha trasformato le nostre conversazioni in parole sintetiche. Di plastica. Le ha svirilizzate. Parlare come si pensa è diventato uno scandalo».

Grillo dopo l'incontro con Napolitano in luglio (Ansa)Grillo dopo l’incontro con Napolitano in luglio (Ansa)

I bagni di mare e le terme, evidentemente, inducono il leader del Movimento 5 Stelle alla speculazione linguistica; non alla riflessione, però. Se riflettesse, Grillo capirebbe che esiste un confine tra «correttezza politica» e buona educazione.

Se l’Italia della politica è diventata un pollaio isterico – dove molto si schiamazza, poco si discute e ancor meno si combina – è anche grazie a un linguaggio pesante e violento. Qualche esempio recente e poco edificante.

Il leghista Matteo Salvini su Facebook, dopo che il compagno di partito Roberto Calderoli aveva paragonato il ministro Kyenge a un orango: «Perché la sciura Kyenge non va a fare il ministro in Egitto?». Gianluigi Piras, esponente di spicco del Pd in Sardegna, dopo che un’atleta russa s’è dichiarata a favore di leggi anti-gay: «Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza». Il giornale della famiglia Berlusconi, alla vigilia della sentenza della Cassazione, attacca i magistrati e titola: «Banditi di Stato».

Ognuna di queste uscite, certamente, s’è guadagnata la sua dose di applausi. Ma chi ha un ruolo pubblico non deve cercare solo gli applausi; dovrebbe anche pensare perché li riceve. Non può agire d’istinto, sapendo che le proprie azioni e dichiarazioni producono conseguenze. Stuzzicare gli istinti dei propri tifosi, in un Paese fazioso come il nostro, è facile: ma poco responsabile.

È questo che Beppe Grillo non capisce – o finge di non capire. Ha scritto: «Mentre parli devi continuamente e seriamente valutare se ogni parola che stai per pronunciare può urtare la sensibilità di qualcuno: un gruppo religioso, un’istituzione, una comunità, un’inclinazione sessuale, un’infermità, un popolo». Certo, è proprio così: occorre rispettare le sensibilità altrui. E chi fa questo non è pavido: è attento. Non è debole: è più forte.

La «correttezza politica» può essere grottesca: lo abbiamo visto in America, dove chi è basso di statura è diventato «verticalmente carente» (vertically challenged). Ma buon senso e sensibilità restano importanti. Un leader politico deve pensare, prima di parlare o scrivere. Perché i suoi eccessi, ai sostenitori, appariranno come un incoraggiamento, o almeno come una giustificazione. Se Beppe Grillo dedica a un altro Beppe (uno a caso) un articolo del suo blog dal titolo: «Mescolarsi vuol dire sporcarsi di merda» è chiaro che i suoi fan andranno oltre e scriveranno oscenità, insulti e minacce.

È questa l’Italia che vogliamo? Un posto dove l’insensibilità viene chiamata franchezza, l’aggressività onestà, l’arroganza spontaneità? Non è spontaneità, invece, dire tutto ciò che ci passa per la testa: è un modo di tornare all’età della pietra, dove le dispute conseguenti venivano risolte con le clave.

L’aggressività verbale non si ferma alla politica, che pure fornisce pessimi esempi. Passa per lo sport e le strade, le famiglie e i luoghi di lavoro, la televisione e tutti i media, trascinando a sé persone un tempo distanti da certi modi e certi toni. Se in radio, in televisione e sui giornali ci insultiamo come adolescenti all’oratorio non abbiamo l’attenuante dell’età, e abbiamo l’aggravante del cattivo esempio. Certi umori traboccano immediatamente sui social network, dove qualcuno confonde la libertà con la libertà d’insultare. Controllare il linguaggio, e pensare prima di esprimersi, non è «svirilizzare» le conversazioni, come sostiene Grillo. I veri uomini e le vere donne – quelli che tengono in piedi quest’Italia esausta – non hanno bisogno di gridare e offendere. Sanno che si può parlare e ragionare: e la voce, spesso, arriva più lontano.

Ne convengo. Se la gente si fermasse un attimo a pensare prima di dare la stura a reazioni emotive scomposte, specie se chi “esterna” è un personaggio pubblico? Si può dire tutto rispettando però un elementare galateo verbale,  Certe volte lo stesso scrivente, come il citato Piras, si rende conto di poter essere “frainteso”, ma preferisce “pensarci domani” .Eh, cari esternatori verbalmente incontinenti, ci dovete pensare prima!  Naturalmente, poi, quando le loro uscite suscitano il prevedibile/previsto clamore, ecco le patetiche scuse: sono stato frainteso, stavo facendo un paradosso, la mia  era una provocazione, stavo scherzando, e altre giustificazioni che non giustificano nulla, Certe espressioni sono offensive, non usiamole e basta. Purtroppo trasmissioni come “La zanzara” su Radio 24 campano sulla volgarità e sugli insulti beceri di ospiti tutt’altro che illustri. alcuni  parte di quella classe politica che, in teoria, dovrebbe dare esempio di civiltà. Povera Italia!


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