Pubblicato da: rainbowman56 | 6 agosto 2013

Legge contro l’omofobia: oggi presidio a Montecitorio


La seduta di oggi rappresenta l’ultima opportunità a disposizione la Camera dei Deputati per introdurre, prima della pausa estiva, una legge che contrasti i crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
A questo proposito, Amnesty International Italia ha scritto a tutti i deputati invitandoli ad adoperarsi affinché l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano inclusi nell’elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell’articolo 1 del decreto legge 122/1993, e che venga emendato l’art. 3 dello stesso decreto, relativo alle circostanze aggravanti, aggiungendovi l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
La legge italiana considera reato l’istigazione a commettere atti discriminatori e la violenza fisica per motivi di razza, etnia o religione della vittima. Il codice penale inoltre prevede che quando un reato sia commesso sulla base della razza, dell’etnia o della religione della vittima, questo elemento debba essere considerato come una circostanza aggravante.
Tuttavia, queste norme non si applicano ai reati motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere della vittima.
Reati di quest’ultimo tipo sono praticamente all’ordine del giorno: le organizzazioni per la difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) ne denunciano centinaia ogni anno.
La maggior parte di essi non viene adeguatamente indagata e finisce per rimanere impunita, sebbene si tratti di gravi manifestazioni di discriminazione. L’assenza di leggi adeguate ostacola la polizia e le autorità inquirenti nel far emergere i motivi di odio omofobico e transfobico degli autori dei reati.
Le vittime si sentono scoraggiate a priori a denunciare questi fatti perché hanno la sensazione che non riusciranno comunque a ottenere giustizia. Inoltre i dati rispetto a questi fenomeni non sono raccolti in modo sistematico, al contrario di quelli relativi ad altre forme di violenza, per esempio quelle basate sull’origine etnica o la religione della vittima.
L’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori (Oscad) ha detto ad Amnesty International, che il 30 per cento delle segnalazioni (in seguito a denunce ufficiali da parte delle vittime) relative a casi di violenza ricevute dal 2010 al marzo 2013 riguardano crimini di odio di matrice omofoba e transfobica (40 casi su 140 in totale). In un solo anno, il 2011, Gay Help Line ha raccolto 750 segnalazioni di violenza verbale e fisica di matrice omofoba e transfobica.
La divergenza tra questi dati è sintomatica. L’Italia non è un caso a parte: secondo un’indagine dell’Agenzia per diritti fondamentali dell’Unione europea, in Europa otto casi su 10 di violenza o di minacce di matrice omofoba o transfobica non vengono denunciati.
Amnesty International Italia chiede pertanto al Parlamento italiano di adottare una legge che affronti i crimini perpetrati per motivi di orientamento sessuale e identità di genere, fornendo lo stesso livello di protezione attualmente esistente contro i crimini commessi per motivi di razza, etnia o religione.
“Combattere l’omofobia e la transfobia e garantire i diritti delle persone Lgbti” fa parte dell’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, presentata da Amnesty International Italia alla vigilia delle elezioni parlamentari del 2013.
Quel punto, insieme ad altri, è stato sottoscritto dai leader dei principali partiti politici tra cui Silvio Berlusconi (Popolo della Libertà) e Pierluigi Bersani (Partito Democratico).
Quest’ultimo, nel sottoscrivere il punto sul contrasto all’omofobia e alla transfobia, ha dichiarato pubblicamente come sia “urgente una risposta a fenomeni drammaticamente crescenti di discriminazione, di incitamento alla violenza, di abuso e di aggressione di natura omofobica e transfobica” e si è espresso a favore dell’introduzione di una “circostanza aggravante, un aumento di pena quando i delitti contro la vita e l’incolumità delle persone sono commessi in ragione dell’omosessualità o transessualità della persona offesa”.
Mario Monti (Scelta Civica), pur non sottoscrivendo integralmente il punto in questione, ha dichiarato espressamente il suo impegno a combattere l’omofobia e ogni altra forma di discriminazione: “Sono molto favorevole alla lotta all’omofobia e a ogni discriminazione, specie in un momento in cui nella società c’è tanto disprezzo, odio e intolleranza”.
L’Agenda di Amnesty International in 10 punti per i diritti umani in Italia è stata sottoscritta da oltre 100 candidati, poi eletti in Parlamento, appartenenti a vari partiti politici, tra cui il Partito radicale, il Movimento 5 Stelle e Sinistra, Ecologia e Libertà.
È davvero giunto il momento che il Parlamento onori questo impegno trasformandolo in azione, riconoscendo i crimini d’odio basati su omofobia e transfobia e legiferando al riguardo, utilizzando i termini più specifici di “orientamento sessuale” e “identità di genere” come motivo della discriminazione.

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