Pubblicato da: rainbowman56 | 8 aprile 2013

Trasferita e umiliata Il giudice: è mobbing


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http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/493762_trasferita_e_umiliata_il_giudice__mobbing/?refresh_ce&scroll=1643

LA SENTENZA. Gli Spedali Civili condannati dal Tribunale a risarcire
La causa avviata a Brescia da una dottoressa assunta dal 1991 e «ripetutamente vessata dal suo primario

Nella vita privata come nel lavoro ci ha sempre «messo il cuore», cercando di migliorarsi e tenersi sempre al passo. Fino a quando qualcuno «l’ha messa in un angolo», costretta a lavorare in condizioni «al limite». Così F.M., dottoressa dipendente degli Spedali Civili di Brescia dal 1991 e assunta con contratto a tempo indeterminato trasformato in part-time al 70% dal 2001, ha dovuto chiedere ai giudici di ristabilire la sua «onorabilità». Lei, addetta di una Divisione e docente all’Università degli Studi di Brescia, si è rivolta con ricorso al Giudice del Lavoro in quanto «vessata dal direttore di reparto e primario, subendone la condotta persecutoria e mobbizzante in varie forme». La professionista, infatti, si era vista stracciare un referto di fronte a parenti e familiari di un paziente in reparto per la consulenza prestata e ritenuta non richiesta, sebbene autorizzata e in osservanza del protocollo, e infine emarginata con il trasferimento non richiesto in una sede (la Nikolajewska), fatiscente e senza adeguati supporti al Servizio di Riabilitazione per attività di recupero e rieducazione funzionale di pazienti in prevalenza ortopedici. «L’AMPIA ISTRUTTORIA svolta dal Giudice attraverso le prove testimoniali – hanno spiegato gli avvocati Lino e Eleonora Greco – confermava la dequalificazione della ricorrente e la successiva Ctu medico legale ravvisava il nesso causale tra le vicende lavorative negative con i vari episodi di contenuto offensivo ed ingiurioso, e il danno biologico (o alla salute) derivatole, quantificandone in misura percentuale i postumi permanenti». Peraltro, lo stato di stress e di disadattamento lavorativo era stato già stato certificato in precedenza dal Dipartimento di Salute Mentale di Brescia e refertato dalla Clinica del Lavoro di Milano. Continuano i legali della dottoressa: «Il Giudice ha ravvisato la sussistenza della violazione per il “mobbing” perpetrato da parte del datore di lavoro, ritenuto connivente con il Primario, legittimandone l’impunità, ignorando le doglianze manifestate nel corso del rapporto per iscritto dalla ricorrente anche attraverso il suo rappresentante sindacale. E per non essere mai intervenuto sul Dirigente e non avere effettuato richiami o segnalazioni in ambito universitario riguardo alla sua reiterata, perdurante e ritorsiva condotta vessatoria nei riguardi della ricorrente, pronunciando la loro condanna in solido al risarcimento del danno per la lesione della professionalità e dell’integrità psico-fisica della ricorrente (danno non patrimoniale)». COSÌ IL GIUDICE del Tribunale del Lavoro Gianluca Alessio non solo ha riconosciuto il «mobbing» a danno di F.M., ma ha sottolineato come l’atteggiamento tenuto abbia avuto esiti negativi «per il pregiudizio alla professionalità e per il danno biologico e così condannando in solido al risarcimento dei danni gli Spedali Civili e il Primario per la violazione dell’art. 2087 del codice civile, e alle spese processuali e della Ctu». «La sentenza – hanno concluso gli avvocati che a Brescia hanno seguito la causa con Patrizia Scalvi – ha disposto la reintegrazione mediante l’assegnazione ad incarico dirigenziale nell’ambito del Dipartimento restituendole dignità personale e professionale, da tanto tempo ingiustamente calpestate». giuseppe.spatola@bresciaoggi.it
Giuseppe Spatola

Il mobbing è un crimine ignobile contro la persona, spesso compiuto con il solo scopo di “liberare il posto” per il pupillo del barone di turno-come in questo caso. Oltretutto un’azienda si trova a pagare due persone al posto di una, il pupillo del barone e la persona mobbizzata, messa nell’umiliante codizione di vedere la propria professonalità sprecata per il capriccio di un prepotente le cui criminali decisioni sono state avallate da una direzione  colpevolmente connivente, contrariamente a ogni principio di buona amministrazione. una sentenza storica.


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