Pubblicato da: rainbowman56 | 1 Maggio 2012

Un impegno per l’Italia di Franco Venturini sul Corriere. stragi di cristiani nei paesi islamici


 http://www.corriere.it/editoriali/12_aprile_30/impegno-italia-venturini_d2f30bc8-9281-11e1-96f9-bbc2eef37e85.shtml

Dobbiamo ribellarci contro l’atroce consuetudine delle stragi di cristiani in molte parti del mondo. Dobbiamo smettere di condannarle senza reagire, di considerarle certo esecrabili ma quasi «normali» in Paesi dove le diversità di religione equivalgono a confini o alimentano inimicizie antiche. I morti della Nigeria e del Kenya devono servire almeno a questo: a rompere la congiura del silenzio, a scavalcare le prudenze diplomatiche, a riconoscere che è in corso una «pulizia anti-cristiana» destinata nel tempo a colpire tutte quelle religioni che rifiutino di piegarsi alle interpretazioni e alle pratiche più fondamentaliste.

I cristiani, certo, vivono un martirio particolare. Perché in Africa sono in fortissima crescita numerica (mentre perdono terreno in Europa e nelle Americhe). Ma anche perché, in Africa e altrove, essi vengono identificati con la civiltà occidentale, con il nemico che la guerra santa deve colpire, con gli alieni che vogliono contagiare e deturpare la purezza della vera fede.

Soltanto partendo da simili premesse è possibile capire la mappa di una strage che diventa infinita. In India i cristiani sono nel mirino tanto degli indù quanto degli islamisti. Nell’Iraq che cerca faticosamente la pacificazione i cristiani hanno versato molto sangue e ora tentano di emigrare in massa. Il Pakistan è ancora scosso dalla condanna a morte di Asia Bibi accusata di blasfemia perché diventata cristiana. Situazioni analoghe sono numerose in Arabia Saudita, in Indonesia, nel Sudan, in Somalia. I copti d’Egitto sono a rischio, come i cristiani di Siria. E l’elenco potrebbe continuare a lungo, fino a giungere alla Nigeria dove i fondamentalisti di Boko Haram terrorizzano i cristiani colpendoli nei luoghi di culto come hanno fatto ieri. Qui non si tratta più di quei conflitti religiosi che da sempre insanguinano la Storia confondendosi con le inimicizie etniche e con le rivalità strategiche. E nemmeno si tratta delle repressioni ideologiche di regime che conosciamo ancora oggi per esempio in Cina. La strage dei cristiani dei giorni nostri ha matrici diverse, moderne, post-ideologiche se pensiamo al comunismo e vicine semmai al «conflitto di civiltà» previsto da Samuel Huntington. Il cristiano è portatore non soltanto della diversità, ma della minaccia sovvertitrice, della «nuova crociata» che Al Qaeda ha giurato di fermare. E per questo merita soltanto la morte.

È vero, le fazioni islamiste radicali che in Africa, in Medio Oriente e in Asia attaccano le minoranze cristiane non vedono oltre il loro criminale fanatismo. Non capiscono che la tolleranza religiosa serve o servirà anche a loro, ignorano i conflitti che già dividono sunniti e sciiti, o Fratelli musulmani e salafiti. Ma nella realtà di oggi non ci si può illudere che i buoni consigli vengano ascoltati. Si deve fare di più. E allora noi crediamo che il governo italiano, da solo o in accordo con gli altri europei, debba darsi una nuova priorità: portare la questione delle persecuzioni dei cristiani al G8 che si riunirà tra meno di venti giorni a Camp David, ottenere in quella sede non una nuova dose di retorica solidarietà per le vittime ma impegni a sollevare energicamente il problema con i governi competenti e talvolta compiacenti. Le stragi dei cristiani, purtroppo, non finiranno per questo. Ma che almeno finisca l’insopportabile silenzio internazionale, e che si tenti concretamente di aiutare chi deve essere libero di credere senza rischiare il martirio.

E se tutti quei “cristiani” impegnati nella persecuzione del popolo LBGTQ si occupassro invece di questo problema?

Non ci può essere giustificazione per chi perseguita, sia per motivi religiodi che di orientamento sessuale, o per qualsivoglia altro motivo!


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